martedì 5 luglio 2011

Internet e la libertà di espressione

Da un articolo pubblicato sul NYT, e come è stato detto anche dalle Nazioni Unite, l’accesso a Internet è un diritto umano. Un rapporto del relatore speciale delle Nazioni Unite, presentato il mese scorso al Consiglio dei diritti umani a Ginevra, ha avvertito che questo diritto è però minacciato da governi di tutto il mondo, inclusi quelli democratici.

La preoccupazione principale è che i regimi più oppressivi, come ad esempio la Cina, cerchino di schiacciare il dissenso politico incarcerando blogger, bloccando siti Web e filtrando Internet per “sradicare” alcune parole scomode dalle conversazioni, come ad esempio "democrazia".

Il rapporto ha anche messo in guardia contro i tentativi dei governi, a volte troppo zelanti, di controllare o censurare le comunicazioni online. L’arresto per violazione delle proprietà intellettuali o la distribuzione di pornografia infantile è legittimo. Ma i governi devono proteggere i diritti dei cittadini a parlare liberamente, magari in forma anonima in caso di necessità, ma liberamente.

Le Nazioni Unite hanno proposto delle linee guida per difendere la libera espressione: la censura dei contenuti online deve essere trasparente e applicabile solo attraverso i tribunali. I governi non dovrebbero basarsi su soggetti privati ​​come provider di servizi per censurare i contenuti e non dovrebbero ritenerli responsabili per i contenuti pubblicati dagli utenti. La lotta al terrorismo non deve essere una scusa per bloccare la libertà di parola, a meno che l’azione non serva per prevenire pericoli imminenti.

Con poche eccezioni, i governi non dovrebbero tenere registri di Internet che richiedono agli utenti di rivelare la loro identità. E la diffamazione, così spesso usata come strumento giuridico per reprimere un discorso politico, dovrebbe essere depenalizzata. Infine, nessuno dovrebbe essere bandito da Internet. E’ uno strumento fondamentale per garantire la libertà di parola.

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