lunedì 24 ottobre 2011

Nuove occupazioni: il potenziale di innovazione della Rete

C'è una favola che gira da così tanto tempo che molti ormai ritengono che sia una storia vera. Racconta che Internet, nella sua avanzata inesorabile, distrugga più posti di lavoro di quanti riesca a crearne: la morale è che la rete ci farebbe perdere occupazione. Accade invece esattamente il contrario. Il saldo fra posti di lavoro creati e perduti grazie a Internet è sempre positivo, e il dato varia molto a seconda di quanto ciascun Paese abbia effettivamente investito nella rete. Il ruolo trainante di Internet nello sviluppo economico emerge da un report che la società di consulenza McKinsey ha preparato in occasione del G8 dello scorso maggio, quando il presidente francese Sarkozy volle un prologo (l'e-G8) per analizzare l'impatto della rete sulla politica e sulla economia. Quel report metteva a confronto tredici paesi: quelli del G8 più Cina, Brasile, Corea del Sud, India e Svezia. L'Italia era in fondo a tutte le classifiche.

Francesco Sacco, economista della Bocconi, ha effettuato uno studio sull'occupazione negli ultimi quindici anni: emerge che Internet ha creato 700 mila posti di lavoro e ne ha distrutti 380 mila, con un saldo netto positivo di 320 mila posti. "Distrutti", non è un verbo scelto a caso: i posti perduti infatti "non sono privi di un costo sociale", come ha ricordato qualche giorno fa il presidente dell'AgCom Corrado Calabrò, e una società matura deve farsene carico, ma non chiudendo la porta al futuro.
L'Italia è il paese che meno si sta avvantaggiando della ricchezza che la Rete porta all'economia. In Francia per esempio il risultato occupazionale è questo: un milione e 200 mila posti di lavoro creati in quindici anni, 500 mila perduti, saldo positivo 700 mila. In pratica, da noi ogni due posti perduti se ne creano tre, in Francia cinque. Ma questi 700 mila posti di lavoro creati da Internet in 15 anni riguardano soprattutto le grandi aziende, le altre hanno invece un saldo zero: uno si crea e uno si distrugge.

Perché questa enorme differenza? Ci sono tanti motivi: il più evidente è la scarsa diffusione della banda larga e quella, pressoché inesistente, della banda ultralarga (fino a 100 megabit al secondo). Ogni mille nuovi utenti di banda larga si creerebbero 80 nuovi posti di lavoro.
Non è però solo una questione di fibra (ottica). C'è una questione di cultura. Di incapacità di capire il potenziale di innovazione portato dalla rete non solo per le aziende che offrono servizi Web, ma soprattutto per le altre. Secondo McKinsey, "Internet comporta una modernizzazione per tutti i settori economici e il maggiore impatto positivo si registra per le imprese tradizionali: tre quarti della ricchezza totale prodotta dalla rete viene da aziende che non si definiscono Internet player ma che hanno beneficiato dalla innovazione digitale".
In questo ambito, il ruolo più importante sembrano giocarlo le piccole e medie imprese, che grazie alla rete possono fare economie di scala, aprirsi a nuovi mercati e recuperare competitività: fra 4800 casi analizzati in occasione del G8, emerge che le aziende con una forte presenza Web sono cresciute molto di più, fino al doppio di quelle che invece non usano la rete. Le prime hanno anche un valore doppio di esportazioni e di posti di lavoro creati.



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